
Kaikeyi: il retelling femminista del Ramayana
Reimmaginare i miti e le leggende più famose, dando vita a personaggi talvolta bistrattati e dimenticati, è diventato un trend spesso utilizzato a sproposito. Non è il caso di Kaikeyi di Vaishnavi Patel. L’autrice, in questo debutto femminista che reinterpreta il Rāmāyana dal punto di vista della matrigna cattiva, colpevole di aver esiliato il suo figliastro dal regno di Kosala, compie un lavoro magistrale nel dare voce a un personaggio disprezzato e poco conosciuto.
Kaikeyi: la trama
La principessa Kaikeyi è la figlia del re di Kekaya, gemella di Yudhajjt, futuro erede al trono. Kaikeyi non ha mai avuto una connessione con gli dei che tanto manipolano le vite dei mortali. Subito dopo l’allontanamento della madre da parte del padre, Kaikeyi fa una scoperta che potrà rivelarsi una benedizione o una maledizione. Tra le pergamene che narrano di miti e leggende custodite nella biblioteca del palazzo, Kaikeyi trova la fonte dei suoi poteri.
All’età di sedici anni verrà data in sposa a Dasharath, re di Kosala, che ha già altre due mogli. La sua vita si colora di gioie e di affetto nonostante l’allontanamento dalla sua terra natia e anche il legame con le altre mogli del re e con il suo stesso marito non fa che diventare più forte. Kaikeyi non resta nelle retrovie, anzi, la Radnyi si fa carico di un compito importantissimo: rendere le donne di Kosala indipendenti.
Tuttavia, la felicità che Kaikeyi si è creata con tanta fatica verrà minacciata da forze incontrollabili che le ricordano fin troppo le storie della sua infanzia. Kaikeyi dovrà fare delle scelte che potranno macchiare per sempre il suo nome e allontanarla dalle persone che ama.
Un retelling dal punto di vista della malvagia Kaikeyi
Il titolo di questo paragrafo è volutamente ironico perché Kaikeyi, come ci viene descritta nel romanzo di Vaishnavi Patel, non è né malvagia né tanto meno gelosa. Kaikeyi è la prima figlia del Re Ashwapati, condannata sin dalla nascita a restare nell’ombra del suo fratello gemello, che ama con tutto il cuore. Eppure niente, neanche la sua intelligenza o la grande abilità che mostra nell’arte della guerra, potrà mai farla sentire accettata e apprezzata al pari degli altri suoi sette fratelli maschi.
Nell’epica indiana, precisamente nel Rāmāyana, la Regina Kaikeyi viene rappresentata come una donna invidiosa e pronta a tutto pur di vedere suo figlio Bharata ascendere al trono di Kosala. Kaikeyi è l’antagonista della storia, la regina avida di potere il cui consiglio è più e più volte manipolato da Manthara, la sua fidata cameriera. Sarà proprio sotto l’influenza di quest’ultima che Kaikeyi costringerà suo marito a esiliare Rama, il figlio maggiore di Dasharath e erede al trono. Nel Rāmāyana, la natura di Kaikeyi viene descritta come lunatica e instabile, desiderosa di avere Dasharath tutto per sé e gelosa del tempo che trascorreva con le altre due mogli.
Nel romanzo, Kaikeyi assume una veste del tutto nuova e più approfondita, passando da essere un personaggio stereotipato a una donna indipendente e coraggiosa che cambierà la vita di molte donne. Seguiamo la vita di Kaikeyi sin dalla sua infanzia e impariamo a apprezzarla e capirla man a mano che la sua astuzia e il suo modo di amare vengono condivisi con chi legge. Da principessa a regina, siamo partecipi delle difficoltà che contraddistinguono le sue giornate e che l’hanno costretta a allenarsi come una guerriera e a meditare per usufruire di un potere che non ha niente a che vedere con gli dei.
Grazie alla penna di Patel, Kaikeyi non è più una matrigna gelosa ed ingenua, ma una donna caparbia e leale, dedita al suo popolo e alla sua famiglia. Kaikeyi non è solo una buona amica e una moglie devota, il suo incarico da consigliera le permette di assumere una posizione di prestigio all’interno della società. Un ruolo che cambierà la posizione che le donne hanno da sempre rivestito nella comunità.
Patel ha ridato vita a una donna che meritava di essere capita e apprezzata, senza distaccarsi troppo dal testo a cui l’autrice si è ispirata, ma approfondendo un personaggio dalle mille sfaccettature. Benché eroina della storia in questione, Kaikeyi resta una protagonista imperfetta che compirà scelte sbagliate, seppur per uno scopo più alto. È proprio questa sua umanità tanto familiare a renderla indimenticabile.
Di estrema importanza è la denuncia che l’autrice inserisce tra le pagine, un urlo che riverbera nelle azioni di Kaikeyi. La protagonista combatte con tutte le sue forze per portare un grande cambiamento nella condizione delle donne a Kosala e non solo. Le sue azioni vengono spesso contrastate, ma è stato altrettanto soddisfacente leggere del supporto di Dasharath e delle conseguenze positive delle scelte fatte da Kaikeyi, considerate dai più fuori dal comune.
Una narrazione incalzante e un sistema magico peculiare
La scrittura di Patel, così diretta e scorrevole, è stata in grado di far penetrare ogni parola e ogni messaggio sotto la mia pelle. Molti dei capitoli si aprono con piccole, ma efficaci anticipazioni, le quali non hanno fatto che spingermi a continuare a leggere nella speranza di trovare una risposta a tutte le domande che mi frullavano per la testa. Ero ben consapevole che qualcosa di terribile sarebbe accaduto di lì a poche pagine, eppure niente mi avrebbe preparata alla sensazione di dispiacere e poi di sollievo che ho provato mentre leggevo le ultime pagine del romanzo.
Nonostante abbia gradito lo stile di scrittura e il ritmo della narrazione, ho trovato la successione degli eventi negli ultimi capitoli un po’ troppo veloce. Credo che il romanzo manchi di una risoluzione finale, dando per scontato che il lettore sappia già come la storia andrà a finire e finendo per fare un breve riassunto della lotta tra Rama e il suo antagonista come chiusura del libro. Avrei apprezzato un maggiore approfondimento del conflitto finale per giungere a una degna conclusione.
«Hai fatto la cosa giusta» mi confortò Manthara. «Non importa cosa si dirà di te, Kaikeyi, ricordati che hai fatto la cosa giusta. Non sei malvagia.» «E allora perché mi sento malvagia?» mormorai. «Perché i buoni dubitano sempre di se stessi. Perché i buoni si chiedono sempre se possa esserci un modo migliore, capace di aiutare di più e ferire di meno. Quel sentimento è esattamente il motivo per cui sei buona.»
Kaikeyi, Vaishnavi Patel
I rapporti tra i personaggi sono un punto focale del romanzo, specialmente in considerazione del sistema magico. Kaikeyi ha infatti l’abilità di entrare nel Piano del Vincolo per poter influenzare i legami che la connettono ad altre persone. Sfrutterà questo potere in diverse occasioni, ma mai con i suoi figli (o per lo meno non fino alla fine). Nonostante sia fondamentale in gran parte del libro, quando Kaikeyi si sposa e si trasferisce lontana da casa finisce per utilizzarlo sempre meno, se non per verificare lo stato delle sue relazioni e solo raramente per influenzarne alcune. Crescendo, Kaikeyi diventa più responsabile e timorosa di poter spezzare i legami che tanto ama, temendo di perdere la sua famiglia.
Il rapporto che Kaikeyi intesse con le altre due mogli di Dasharath, Kaushalya e Sumitra, si rivela esserle di grande conforto. Ho apprezzato particolarmente anche la gradualità con cui quest’ultimo si viene a creare, tramutandosi anche in una spinta considerevole per la realizzazione degli obiettivi di Kaikeyi.
Kaikeyi, il retelling femminista che merita tutta la vostra attenzione
Tra dialoghi colmi d’ispirazione e tanta, tanta drammaticità, Kaikeyi conquisterà i vostri cuori rabbiosi grazie a una penna consapevole e a una protagonista complessa. Kaikeyi non è solo un retelling, ma è la rivincita di una donna portatrice di cambiamento e progresso. Una donna contrastata da uomini bigotti e denigrata per il suo forte desiderio di indipendenza. Non preoccupatevi se non conoscete il poema epico da cui è tratto questo romanzo, Patel è stata in grado di descrivere e spiegare tutto perfettamente, permettendo a chiunque di poter apprezzare l’arguta Kaikeyi.
Consiglio Kaikeyi agli amanti dei retelling, specialmente a chi ha apprezzato La guerra dei papaveri di R.F. Kuang, Clitemnestra di Costanza Casati e Circe di Madeline Miller.