BEST SELLER
Il Velo di Lucrezia: il nuovo romanzo di Carla Maria Russo

Il Velo di Lucrezia: il nuovo romanzo di Carla Maria Russo

Il Rinascimento fiorentino si intreccia in modo indissolubile con la storia dell’antica famiglia dei Medici. Ogni pietra, ogni sorriso vispo e sguardo fiero ritratto nelle tele dei più grandi artisti dell’epoca che hanno lavorato sotto il benestare dei Medici, e che continuano a vegliare su Firenze dall’alto dei piedistalli sui quali erano stati posti, si fondono a una storia ben più oscura. L’arte e i suoi artisti alla corte dei Medici, gli intrighi politici e le congiure, sono la cornice del nuovo romanzo storico di Carla Maria Russo, Il Velo di Lucrezia, edito Neri Pozza. Eppure non è tutto.

Questo pensiero lo conforta un poco: lui, con la magia delle mani, può far vivere le persone nel tempo.

Il Velo di Lucrezia, Carla Maria Russo

Perché Il Velo di Lucrezia non si limita a fare una disamina del quadro politico e sociale della Firenze della prima metà del XV secolo. Non è neanche la rielaborazione della vita di Filippo Lippi, uno dei più noti artisti fiorentini e di Lucrezia Buti, musa dalla mitica bellezza. È soprattutto un’analisi sull’ossessione morbosa e sulla disperata ricerca della Perfezione.

La Firenze medicea: il mecenatismo artistico di Cosimo de’ Medici

Firenze, primi decenni del Quattrocento. All’ombra di Palazzo della Signoria e sotto lo sguardo enigmatico dei Priori, si va affermando una stirpe di mercanti e banchieri. Una Firenze che, però, non deve dimenticare una parte fondamentale, dove la storia di mercanti e artigiani hanno concorso al notevole sostegno culturale e artistico attuato dalla famiglia Medici. Oltrarno. È questa zona, toccata dal predecessore del Ponte Vecchio e pullulante di borghi trafficati, a sentire maggiormente l’ondata di cambiamento portata dai nuovi Signori di Firenze.

Con l’affermarsi dei commerci fiorenti della famiglia Medici e il loro conseguente arricchimento, l’influenza di Giovanni di Bicci e l’umiltà che traspariva dai suoi modi generosi si trasferisce ben presto nelle mani del suo primogenito. Sotto l’ascendenza esercitata da Cosimo de’ Medici, detto anche Cosimo il Vecchio, l’arte rinascimentale sboccia rigogliosa tra le strade fiorentine, diffondendosi anche in Europa in un processo di svecchiamento che ripudia lo stile e l’idealizzazzione propria del Gotico internazionale. Ma il modus operandi di Cosimo non mira solo ad abbellire la città, bensì anche a rafforzare lo status politico suo e della sua famiglia, in una propaganda politica e filosofica. Gli artisti fiorentini non erano solo ricercati in Toscana e in Italia per il loro talento, ma in tutto il mondo, portandoli a realizzare i capolavori che ancora oggi adornano palazzi e musei.

Cosimo de' Medici, Bronzino

Nonostante Il Velo di Lucrezia abbia come punto focale la vita e le opere di fra’ Filippo Lippi, l’autrice non manca di citare moltissimi tra gli artisti più rinomati dell’epoca. Il primo tra tutti, Tommaso Cassai, detto Masaccio, che, malgrado la sua breve vita, ha giocato un ruolo di estremo rilievo nell’affermazione dell’arte rinascimentale. Masaccio millantava l’importanza della prospettiva di Giotto, il realismo atto a descrivere le scene più quotidiane, l’essenzialità della raffigurazione e l’attenzione all’individuo.

Presenti tra le pagine del romanzo sono, ovviamente, Donatello e Brunelleschi; artisti facenti parte dell’entourage di Cosimo che, insieme a Lippi, Masaccio e tanti altri, definirono il prestigio con cui il Signore di Firenze investiva la città.

La vita di Cosimo de’ Medici si intreccia inesorabilmente allo sviluppo artistico e culturale del capoluogo toscano, collaborando con personalità illustri come Giorgio Vasari e Vincenzo Borghini e trasformando Firenze in una città europea.

Il Velo di Lucrezia: le vicende di tre vite tormentate

Filippo Lippi nasce diladdarno, benedetto da un talento ineguagliabile e maledetto da un carattere avventato e esuberante. Costretto a diventare un frate per poter sfuggire alla miseria, trascorre quasi tutta la sua vita in monastero, ma senza mai rinunciare ai piaceri. Il suo talento artistico non può essere negato e ben presto nessuno potrà impedirgli di perseguire il suo sogno. Sotto l’ala protettiva di Cosimo de’ Medici, Lippi non si farà remore nel violare qualsiasi regola o proibizione imposta dalla vita monastica.

Filippo Lippi è espressione di sregolatezza, di eccesso. Un personaggio che rispecchia ciò che ci resta del vero pittore fiorentino e che i lettori non faranno fatica a disprezzare durante il corso della lettura. Malgrado ciò, Lippi regna tra le pagine de Il Velo di Lucrezia e la sua particolarità non potrà non catturare il vostro interesse.

Non saprebbe dire quanto a lungo si attarda nella contemplazione di quel volto. Non saprebbe dirlo perché è già completamente stregato da quello che vede e risucchiato nel processo della creazione.

La perfetta bellezza.

Eccola, davanti ai suoi occhi.

L’ha rincorsa invano per anni e l’ha trovata all’improvviso, quando ormai aveva perso la speranza. Nel luogo in cui mai e poi mai avrebbe immaginato di incontrarla.

Il Velo di Lucrezia, Carla Maria Russo

Sarà la conoscenza con Lucrezia Buti, figlia di un tintore e costretta a prendere i voti, a condurre il pittore sulla strada dell’ossessione, portandolo verso un amore scandaloso e proibito. Eppure, sarà proprio dalla storia con la bella e ribelle Lucrezia a fargli realizzare quello che lui considera il suo capolavoro: La Madonna con Bambino e Angeli.

Lucrezia si racconta solo in seguito al suo incontro con il pittore. Il suo è un personaggio ambivalente, oggiggiorno da definirsi come moralmente grigio. Ma non è questa la perfetta rappresentazione della natura umana? Il confine tra bene e male e tra giusto e sbagliato si assottiglia, si fa più sfocato. Lucrezia ne è la perfetta rappresentazione. Tutto ciò che fa, le scelte all’apparenza egoistiche, il carattere alle volta seccante si mescolano a una frenetica ricerca di libertà. La vita che è stata da sempre costretta a condurre le sta stretta, Lucrezia desidera di più, anzi, lo pretende. Come si può incolparla di un desiderio del tutto genuino e lecito?

Annunciazione, Filippo Lippi

Tuttavia, protagonisti di questo romanzo non sono solo Filippo e Lucrezia, ma voce inconfondibile che si incastra tra le vite dei due personaggi principali è quella di Spinetta Buti, sorella di Lucrezia. Spinetta vive nascosta dal teatro della vita, osserva da dietro il sipario il mondo che sembra evitarla, esiste tramite Lucrezia e solo per mezzo di essa. Come attraverso le sbarre di una finestra, Spinetta non è mai la protagonsita della sua storia. Il palcoscenico la rigetta e lei non si lamenta. Mai. Spinetta è un personaggio singolare, indimenticabile nella sua arrendevolezza, nell’ossessione maniacale che la vede aggrappata con tutte le sue forze alla sorella che ama in modo bizzarro.

I punti di vista di tutti e tre i protagonisti offrono uno spaccato differente sulla Firenze del XV secolo, ricostruendo con minuziosità eventi storici che hanno plasmato le vite di tutti i personaggi che companiono tra le pagine. Dalla morte di Giovanni di Bicci a quella di Cosimo de’ Medici, l’autrice racconta la storia della città, inserendola nelle vite dei personaggi e amalgamandola con i temi ricorrenti e le vicende più appassionanti.

L’ossessione e la disperata ricerca della Bellezza

La penna dell’autrice è poetica, d’effetto. Non si fa remore nel trasporre anche gli aspetti più perturbarti delle vite dei suoi personaggi e ciò non fa che portare a galla due dei temi principali del romanzo: l’ossessione totalizzante e annichilente che accomuna Filippo e Spinetta e la ricerca della perfezione.

Ma c’è qualcos’altro che permea le pagine de Il Velo di Lucrezia: l’arte come strumento per raggiungere l’immortalità. Si parla di una perpetuità terrena che solo il tocco di un pennello, il colpo dello scalpello o il tratto di una penna possono concedere al destinatario delle attenzioni di un’artista. Un’immortalità indissolubile che neanche la morte del corpo potrebbe mai disfare.

La Madonna con Bambino e Angeli, Filippo Lippi

Questo desiderio si fonde all’obiettivo di Lippi, creare il suo capolavoro. Tutta la sua vita si incentra sulla ricerca della Bellezza, sì, con la lettera maiuscola. Perché Lippi non desidera solo trovare connotati eleganti e attraenti nei volti delle fanciulle che corteggia, ma pretende di trovare la perfezione. Da obiettivo diventa un’ossessione che raggiungerà il suo culmine con l’incontro con Lucrezia, specialmente dopo la creazione de La Madonna con Bambino e Angeli. Filippo preferirà trascurare la sua giovane amante, rapita dal convento di Prato, per anni, finché un’illuminazione fortuita non lo costringerà ancora più lontano da lei. La Donna del Dipinto, così è il nome che affibbia alla fanciulla ritratta nel dipinto che si distacca dalla sua ispirazione, Lucrezia, per prendere vita propria. Filippo è geloso della Donna del Dipinto, non riesce a non pensare a altro, a non amare altro.

Eppure, quando la fiamma che illuminava il suo cammino si spegne e lo scopo della sua vita è finalmente raggiunto, Filippo si trova spaesato. Tutto ciò per cui ha lavorato è stato raggiunto, quindi ora cosa gli resta da fare? Perché vivere? L’autrice lascia i suoi lettori con questo quesito, chiudendo il romanzo con la toccante scena che lo ha aperto. Un cerchio che si chiude.

Tra storia dell’arte e storia della vita

Giunti alla conclusione di un’analisi che mi tiene ancora un po’ vicina a un’epoca che apprezzo particolarmente, mi sento in dovere di puntualizzare come Carla Maria Russo abbia coniugato l’arte con la vita degli artisti e delle persone che li circondavano. L’autrice ha magistralmente dato vita a vicende lontane dalla nostra contemporaneità, trasportandoci indietro nel tempo, ai giorni in cui Firenze splendeva sotto il dominio dei Medici e dando voce sia ai personaggi che alle loro opere. Infatti, grande attenzione è riservata ai dipinti che hanno influenzato lo stile di Filippo Lippi, in un modo o nell’altro, con descrizioni e analisi dei più noti quadri di artisti fiorentini e non.

L'Annunciazione, Filippo Lippi

Ne Il Velo di Lucrezia, però, gli artisti non sono solo esseri sovrannaturali dotati di un talento eccezionale, ma persone. Leggiamo dei loro difetti, delle loro scelte sbagliate spesso giustificate dalla loro personalità eccentrica, comune a tutti gli artisti. Russo ci offre uno squarcio veritiero e storicamente accurato non solo della Firenze del Quattrocento, ma anche delle persone che la abitavano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *