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Il lupo e il tagliaboschi, l’ultima fiaba nera di Ava Reid

Il lupo e il tagliaboschi, l’ultima fiaba nera di Ava Reid

Ava Reid si conferma, anno dopo anno, un’autrice su cui vale la pena puntare. Dal successo di A Study in Drowning, edito Il Castoro Off, sono fioccate le traduzioni che hanno permesso al pubblico italiano di conoscere questa giovanissima autrice statunitense, caratterizzata da uno stile barocco e da un taglio oscuro che mescola atmosfere fiabesche, gotico e dark fantasy. Ne/oN il 12 novembre del 2025 ha arricchito il suo catalogo con Il lupo e il tagliaboschi, esordio e terza pubblicazione dell’autrice adottato dalla costola di Edizioni e/o. Dopo il successo di A Study in Drowning e di Juniper & Thorn (molto apprezzati) e il caso di Lady Macbeth (più discusso), Il lupo e il tagliaboschi si presenta di nuovo come un romanzo squisitamente oscuro, in cui la penna di Ava Reid emerge in tutta la sua singolarità. 

Una strana mescolanza di riferimenti

Ava Reid, lo abbiamo imparato, adora destreggiarsi in storie che colgono ispirazioni dalle direzioni più varie. Le fiabe dei fratelli Grimm, le opere di William Shakespeare, il folklore e le leggende popolari. Il lupo e il tagliaboschi ci arriva da una strada più remota, che coglie frammenti di mitologia, storia, teologia e li trasforma in un’avventura fuori dagli schemi. Évike è una giovane donna di uno dei pochi villaggi in cui ancora si prega il culto pagano, popolato da figure adorate prima che il sopraggiungere della fede monoteista le spazzasse via dalla Capitale. Le compaesane di Évike sono state tutte benedette dagli dèi con poteri straordinari, come la preveggenza, l’evocazione del fuoco e la guarigione di ogni male. Tutte tranne lei, a cui viene negato il titolo di Ragazza Lupo per essere costretta ad una vita di emarginazione. 

Se Isten, il padre degli dèi, volgesse ora il suo sguardo luminoso sui boschi quaggiù, vedrebbe un’irridescenza screziata di grigio e rossiccio riflettersi sul verde cupo dei rovi. I mantelli di lupo delle giovani brillano perfino al crepuscolo. […] Ma se Isten guardasse me, tutto ciò che vedrebbe sarebbe soltanto una veste di lana grezza, lisa e rattoppata coi miei sgraziati ricami. Percepirne in ogni momento il peso sulla pelle mi umilia, mi fa sentire come avviluppata nella mia stessa inferiorità.

 

Il lupo e il tagliaboschi, Ava Reid

Ogni anno il piccolo villaggio deve pagare un pegno alla Capitale: una giovane Ragazza Lupo deve affrontare un lungo viaggio, scortata dai temuti Tagliaboschi, per raggiungere il cospetto del re. Intenzionata ad ingannarlo, la capo villaggio lascia che i Tagliaboschi credano che sia proprio Évike la veggente che il sovrano ha richiesto. Priva di poteri e intrisa di rabbia, la ragazza intraprende così un percorso che la condurrà su strade tortuose: una foresta popolata da mostri, una fede diversa dalla sua che si manifesta in violenti riti sacrificali e in un odio spietato per i pagani, un Tagliaboschi ombroso che pare nascondere un segreto pericoloso quanto il suo. 

Il lupo e il tagliaboschi tra dark fantasy e romantasy

Difficile incasellare i romanzi di Ava Reid in un solo genere letterario. Il suo esordio non fa eccezione: Il lupo e il tagliaboschi mescola il dark fantasy al romanzo storico, passando per il romance e il grimdark. La pozione che fuoriesce da questo calderone è intensa e affascinante. Si intravedono già i punti forti dell’autrice, che resteranno in tutte le pubblicazioni a venire: le atmosfere oscure sono descritte con maestria, trascinando chi legge in un mondo dai confini sfumati, in cui la magia e la ferocia umana danno vita a creature inquietanti, incubi ad occhi aperti, foreste maestose e palazzi claustrofobici. La scrittura di Reid è immersiva e unica nel suo genere; si arrampica in metafore e giochi chiaroscurali che non annoiano mai lo sguardo. Alcuni punti possono risultare ridondanti, forse un po’ esagerati nella loro eloquenza, ma giustificati dalla giovane età della scrittrice, destinata ad affinarsi sempre di più nel corso delle pubblicazioni. Posso passarci sopra, insomma, se il risultato è un romanzo d’esordio che lascia il segno

Il Lago Nero si estende a perdita d’occhio fino all’orizzonte, sull’acqua galleggiano ciuffi di nebbia simili al vapore che fuoriesce da una pentola. Sotto la nebbia, il lago luccica scuro illuminato da un candido spicchio di luna, il riflesso delle stelle ne screzia la superficie. Sembra come una vasca riempita della notte, e quasi mi convinco di potervi immergere la mano e tirarne fuori una stella scintillante come un gioiello, tutta per me.

 

Il lupo e il tagliaboschi, Ava Reid

Innegabilmente, il secondo punto di forza di Ava Reid sono le emozioni intensissime che permeano i suoi lavori. Personaggi arrabbiati, feriti, passionali, distrutti. Le loro storie si intrecciano in una danza attorno al fuoco, bella per i suoi forti contrasti tra luci e ombre. Se dovessi attribuire ai libri di Ava Reid un colore, quello sarebbe il blu della notte o del mare nei punti in cui non si tocca: esso esprime al meglio la dimensione ctonia dei dolori dei suoi protagonisti, sempre alle prese con conflitti interiori più grandi di loro, sempre lacerati da sentimenti brutali. Évike e il Tagliaboschi Gáspár ne sono un esempio. La prima rifiutata dalla sua stessa gente e dai suoi stessi dèi, il secondo è vittima delle angherie di un padre meschino e capace solo di rifugiarsi in una fede che non offre alcun tipo di conforto. Insieme dovranno combattere contro l’indotto odio reciproco, e, nell’estrema dimensione della foresta, si consumerà una silenziosa lotta tra credi, modi di vivere, spiritualità. In cosa si manifesta l’amore di un dio? Quali dolori siamo disposti a sopportare per guadagnarci la sua protezione? Quanto possono essere diverse due fedi quando è sempre e solo alle disgrazie dell’essere umano che si rivolgono?

Luci e ombre di un romanzo che poteva essere qualcosa di più

Nonostante io apprezzi moltissimo il lavoro di Ava Reid, sono sempre stata disposta a sottolinearne anche i difetti. E Il lupo e il tagliaboschi di certo non è un libro perfetto. Con un ritmo altalenante e una trama estremamente complessa, Il lupo e il tagliaboschi non è un romanzo che sta comodissimo nella sua condizione di stand alone. L’autrice ama aggiungere dettagli a questo mondo pseudo-immaginifico, che ricorda la Britannia di Marion Zimmer Bradley o la Russia di Katherine Arden, spaccate in due tra pagani e monoteisti. Così come si diverte a infarcirlo di personaggi tutt’altro che semplici. Il cast è variegato e ogni attore meriterebbe il dovuto approfondimento. Tuttavia questo tempo non c’è e il libro risulta brutalmente spaccato in due parti: la prima narra del viaggio di Évike e Gáspár, che ci dà modo di approfondire il loro rapporto, così come di esplorare i credi a cui entrambi appartengono; la seconda, più rocambolesca, inizia con l’ingresso nella Capitale, un mondo a parte, regolato da severe leggi e complotti pericolosi. 

Dividendo il romanzo in una dilogia, tutto sarebbe risultato più equilibrato. Quella di Ava Reid non è certo una scrittura sbrigativa, anzi, ha bisogno del suo tempo per esplorare giochi linguistici, metafore, per costruire tensioni e dipingere atmosfere. Ma allo stesso tempo qui ci imbattiamo in una trama ricca di eventi che, vista la scarsità di pagine per la mole di argomenti che si vogliono trattare, finiscono per essere raccontati frettolosamente. Ed è un vero peccato! Ne Il lupo e il tagliaboschi avevamo le potenzialità per una piccola saga fantasy di una bellezza pari al capolavoro della trilogia della Notte dell’Inverno di Katherine Arden. Invece, riducendo lo spazio della storia ad un romanzo autoconclusivo, tante occasioni risultano mancate e alla fine della lettura si resta con la sensazione di avere troppi spunti non approfonditi a sufficienza. Ma è bene ricordarlo: si tratta di un esordio! Se un’autrice incomincia la sua carriera con un romanzo simile, vuol dire che il futuro ha molte belle sorprese da riservarci. E questo lo confermano tutte le pubblicazioni che sono seguite.

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