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Fiori di Cenere: la storia di Kyle e Astrid continua

Fiori di Cenere: la storia di Kyle e Astrid continua

Il 26 settembre 2025 è approdato in libreria Fiori di Cenere, il tanto atteso seguito di Il Depositario dell’Eco, saga steampunk italiana di Carlotta Martello targata Lumien.

Bentornatə a Nova Londra e a Parigi! Avete timbrato il vostro biglietto per salire a bordo della Eldest? Spero di sì, visto che il viaggio sta per iniziare.

Nelle puntate precedenti...

Come avrete già capito, visto che Fiori di Cenere è il secondo volume di una saga, questo articolo conterrà spoiler (cercherò comunque di non farne troppi).

Partiamo quindi con un recap di Il Depositario dell’Eco. Dove abbiamo lasciato i protagonisti della storia?

Art di @meridyan_art su Instagram, realizzata in occasione del compleanno di Il Depositario dell'Eco

Non voglio raccontare bugie: per come si era concluso il primo libro, la situazione con cui si apre il secondo è tragica.

Dopo aver assorbito i ricordi di Beatrice Vale (una dei Primi che popolavano la Terra nel passato) a causa di un veleno ed essere andato incontro a mille peripezie per recuperare le Chiavi, Kyle, il nostro protagonista, è caduto nelle mani di Dorian ed è diventato suo prigioniero. Come se non bastasse, le visioni che lo tormentano stanno andando a minare sempre di più quel briciolo di sanità mentale che gli è rimasta.

Astrid, la nobile francese che voleva portare avanti le ricerche di suo nonno, dopo aver salutato Kyle ed essersi imbarcata per Nova Londra con Victor e Hannah, è ricercata per il presunto omicidio di suo padre. Allo stesso tempo, è costretta a vivere da sola i dolori del lutto, quelli più recenti e quelli passati.

Alistair… No, forse è meglio non parlare di Alistair. È ancora troppo presto (è passato più di un anno).

Infine Dorian, che siede al Seggio dei St. Clair al posto di sua cugina Astrid, cerca di bilanciare le sue giornate passando da torturatore, stratega, politico e usurpatore. Dagli eventi di Il Depositario dell’Eco, anche se in maniera discutibile, è quello che ne è uscito meglio.

La resa dei conti tra Astrid e Dorian

Il tempo fa marcire ogni cosa, anche le buone intenzioni.

Fiori di Cenere, Carlotta Martello

Come insegna il buon vecchio Lev Tolstoj: “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo”. Da questa massima non sfuggono nemmeno Astrid St. Clair e Dorian Presley, i due cugini che, con la loro faida, in Fiori di Cenere hanno rubato gran parte dell scena.

È in un tribunale che Astrid deve difendere il suo nome dalle accuse del cugino, che la vedono ingiustamente accusata dell’assassinio del padre. Ma è lontano dagli occhi della corte che il processo si svolge realmente. Tra azioni di spionaggio, alleanze salvifiche – ma improbabili – e vecchie ferite che vengono riaperte, una cosa è certa: al di là dell’astio reciproco, Astrid e Dorian non sono poi così diversi.

Sarebbe molto più facile poter etichettare uno di loro come il buono e l’altro come il cattivo, la vittima e il carnefice; la verità, però, è che le mani di entrambi sono sporche di sangue e ciò che li spinge a andare avanti, oltre ai fini che perseguono, è il rancore. Sia Astrid che Dorian, con la perdita dei loro affetti, sono stati reciprocamente gli artefici delle proprie sofferenze. Il loro, per anni, è stato un continuo punzecchiarsi a suon di “occhio per occhio”, senza curarsi di chi ci fosse sul loro cammino.

Dorian, probabilmente

L’unica vera differenza che ho riscontrato tra i due è la loro presa di posizione nei confronti del male che hanno compiuto: se da una parte Dorian dimostra una certa consapevolezza della sua violenza e non cerca scuse, Astrid sembra quasi deresponsabilizzarsi, talvolta venendo giustificata da chi le sta intorno. 

Da amante dei personaggi moralmente grigi, a fine lettura, sono giunta alla conclusione di aver apprezzato molto di più la coerenza di Dorian rispetto all’ipocrisia velata di Astrid, che purtroppo, nonostante ne riconosca la complessità, in Fiori di Cenere non sono riuscita a farmi piacere del tutto.

Detto ciò, per quanto riguarda riguarda questi due personaggi, non so se in questo caso si possa applicare il detto “buon sangue non mente”, ma il dubbio rimane.

Mentre i ricchi ballano, i poveri soffrono: lo scontro di classe

“La nobiltà non è certo nello spirito. È una specie di gara a chi è meno peggio, hai presente? Perciò dimentica l’idea che hai di giusto o sbagliato. Non si applica a loro, perché vivono in un mondo troppo diverso dal nostro”.

Fiori di Cenere, Carlotta Martello

Le tappe in Fiori di Cenere sono molto ridotte rispetto a quelle di Il Depositario dell’Eco, tuttavia ci permettono di mettere a fuoco due realtà che contraddistinguono la società di questo universo: quella dell’aristocrazia e quella della povera gente.

Le Bal, Gaston La Touche

Una volta tornato a Nova Londra, Kyle si rimette in contatto con il Collettivo, la banda di ladri di cui faceva parte (dove entra in gioco la personalità sfavillante di Thaddeus Shaw, l’ambizioso capo di questa associazione). Ed è già qui che viene mostrato un mondo che non ha nulla a che vedere con aeronavi e intrighi politici, ma uno che va avanti grazie alla fatica della classe operaia e alla sveltezza delle mani che sfilano i portafogli dalle tasche. 

E ancora, tornando a Parigi, a fare veramente scalpore non sono il ballo indetto da Astrid per trovare sostenitori tra i membri dell’aristocrazia e le rovine del teatro in cui si tiene il suo processo, ma le rivolte che infiammano le strade parigine e la Corte dei Miracoli. Traendo una forte ispirazione dall’immaginario di Notre-Dame de Paris, la Corte è un luogo segreto in cui mendicanti, ladri e infermi si riuniscono contro l’emarginazione della società (la stessa che, però, a buon avviso, non manca di utilizzarli per ricevere informazioni di ogni tipo).

Questo è un mondo che a Astrid non appartiene, ma che le fa comodo; per Kyle, invece, non è troppo diverso da casa, tanto che gli dona il pretesto per sentirsi utile facendo ciò che ama: aiutare creando.

“Questo posto, questo mondo, è una scacchiera. Ognuno pianifica le proprie mosse e cerca di anticipare quelle degli altri. Divora o verrai divorato.” Lo guardò per un breve istante. “Balliamo a piedi nudi tra i cocci di vetro, perché è l’unica cosa che sappiamo fare”.

Fiori di Cenere, Carlotta Martello

Saper lasciare andare: il lutto in Fiori di Cenere

Astrid e Dorian non sono gli unici a dover fare i conti con le morti che disseminano il loro passato. Anche Kyle, dopo essere stato segnato dalla perdita di Alistair, si trova nuovamente di fronte alla fragilità della vita.

Già orfano di padre, lontano dalla propria casa e in balia delle memorie di Beatrice, Kyle aveva trovato in Alistair non solo un amico, ma un mentore e una figura paterna. Assistere al sacrificio del soldato e farsi carico delle responsabilità da lui lasciategli, sono un peso che lo accompagna per tutto Fiori di Cenere. Caratterizzato da una forte empatia e dal senso del dovere, infatti, Kyle viene colpito da questa assenza in un momento in cui è già fin troppo vulnerabile. Il senso di colpa che prova per questa vicenda è talmente forte da spingerlo spesso a chiedersi perché, tra se stesso e Alistair, sia lui quello sopravvissuto.

Ma il lutto, in Fiori di Cenere, non è disperazione o generatore di rabbia e odio (come accaduto per Astride e Dorian); è, nel caso di Kyle, un vero punto di partenza, una svolta determinante che, sommato al desiderio di salvare le persone ancora in vita, quelle che ama e quelle che non conosce, gli danno la forza necessaria per proseguire con la sua missione.

Fiori di Cenere: a un passo dalla fine

“Kyle, io non sono dispiaciuto. Non sono pentito. Non credo di aver sbagliato. Ho fatto tutto quello che ho fatto perché le persone lì dentro non avrebbero ascoltato altro che il rumore degli spari.” Si strinse nelle spalle. “È l’unica cosa che capiscono. La violenza. Il sangue. Te l’ho già detto, ricordi? Sangue e pazzia. Non è mai stata solo una questione di famiglia. È tutto marcio, neo-londinese, e io sono il peggiore, è vero, ma almeno lo so”.

Fiori di Cenere, Carlotta Martello

Ma tiriamo le somme. Se nel Depositario dell’Eco l’azione e l’avventura rendevano il ritmo della storia serrato, quello in Fiori di Cenere è più moderato. Questo secondo capitolo, che mette in primo piano l’introspezione dei personaggi, la loro crescita e lo sviluppo delle loro dinamiche, è uno spartiacque che accompagna il lettore verso la conclusione della trilogia, e forse proprio per questo motivo la parte centrale del libro potrebbe risultare un po’ ostica per la sua lentezza.

Il vero climax del libro viene raggiunto verso la fine, durante il processo ad Astrid, ma non mancano rivelazioni interessanti riguardo il progetto Echo e la Serra. Sicuramente, i protagonisti di questa storia dovranno smettere di preoccuparsi troppo del passato e pensare, invece, alle minacce apocalittiche del futuro.

In conclusione, su una nota più personale, mi auguro che il prossimo viaggio intrapreso da Kyle sia di sola andata per un’isoletta sperduta, lontano da tutti i dispiaceri della vita. Unica compagnia concessa: quella della mamma.

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